Il valore di una trasferta non si esaurisce nella prenotazione di un volo, una camera o una sala riunioni ma si distribuisce tra fornitori, occupazione e consumi, alimentando l’economia delle destinazioni.
È quanto emerge da un recente studio della Global Business Travel Association (Gbta), realizzato con Rockport Analytics (dati 2024-25, l’ultimo anno per il quale è disponibile un insieme completo di informazioni). Nelle 25 città analizzate, una spesa di 178 miliardi di dollari da parte dei viaggiatori d’affari ha generato 283 miliardi di attività economica complessiva. La spesa rilevata rappresenta circa il 12% dei 1.470 miliardi di dollari del business travel mondiale censiti dal Business Travel Index di Gbta.
Nelle destinazioni considerate, le trasferte hanno sostenuto 1,4 milioni di posti di lavoro, contribuendo per 93 miliardi di dollari al Pil locale. A questi si aggiungono quasi 54 miliardi di redditi da lavoro e 55 miliardi di gettito fiscale.
New York occupa il primo posto con 21,2 miliardi di dollari di spesa, un contributo al Pil di 13,7 miliardi e 139.067 posti di lavoro sostenuti. Segue Tokyo, dove i viaggiatori d’affari spendono 20,7 miliardi, generando 11,8 miliardi di contributo al Pil. La capitale giapponese supera però New York sul fronte occupazionale, con 157.856 posti sostenuti, il valore più alto tra le prime sette città per spesa.
Londra completa il podio con 15 miliardi di dollari di spesa, ai quali corrispondono 6,4 miliardi di contributo al Pil e 98.051 posti di lavoro. Al quarto posto si colloca Shanghai, con 14,2 miliardi di spesa, 3,6 miliardi di contributo al Pil e 138.622 posti sostenuti.
Il confronto tra le destinazioni evidenzia come a volumi di spesa relativamente vicini possano corrispondere ricadute differenti. Parigi, quinta con 13,6 miliardi di dollari, registra un contributo al Pil di 8,3 miliardi e sostiene 90.472 posti di lavoro. Seguono Los Angeles, con 12,2 miliardi di spesa, 7,1 miliardi di contributo al Pil e 80.068 posti, e Chicago, con rispettivamente 11,6 miliardi, 6,6 miliardi e 83.154 posti di lavoro. Insieme, queste sette destinazioni totalizzano oltre 108 miliardi di dollari, pari al 61% della spesa delle 25 città esaminate.
Nel gruppo successivo figurano Washington Dc con 9,4 miliardi, San Francisco con 6,9 miliardi, Amsterdam con 5,6 miliardi e Singapore con 5,2 miliardi. Francoforte e Sydney registrano entrambe 4,7 miliardi. Delhi, Helsinki, Oslo, Dubai e San Paolo rilevano ciascuna una spesa compresa tra 1,5 e 2,4 miliardi di dollari, confermando la diffusione del business travel tra Nord America, Europa, Asia, Medio Oriente, America Latina e Australia.
Per la filiera turistica, uno dei dati centrali riguarda l’effetto moltiplicatore della spesa. Nelle 25 città, ogni dollaro destinato a una trasferta genera in media 1,59 dollari di vendite complessive per le imprese locali, contribuisce per 52 centesimi al Pil e produce 31 centesimi di gettito fiscale. Ogni miliardo di dollari di spesa sostiene mediamente 7.800 posti di lavoro.
Le ricadute cambiano in funzione della struttura economica delle destinazioni. New York registra il moltiplicatore più alto, con 1,76 dollari di attività economica per ogni dollaro speso, seguita da Los Angeles con 1,68 dollari. Sul fronte fiscale, Copenaghen genera quasi 60 centesimi di entrate pubbliche per dollaro, il valore più elevato dello studio, seguita da Oslo e Stoccolma. Dubai presenta invece il livello più basso, poco superiore a un centesimo.
A Parigi e New York, oltre 37 centesimi per dollaro si traducono in redditi da lavoro. Delhi e Città del Messico mostrano una maggiore intensità occupazionale, rispettivamente con 42.900 e 24.100 posti sostenuti per miliardo di dollari, un risultato legato ai livelli salariali e al maggiore impiego di manodopera.
La ricerca evidenzia anche quali componenti dell’offerta incidano sulla spesa. Londra registra la seconda spesa giornaliera più alta per viaggiatore d’affari e il maggiore contributo dei biglietti aerei premium alla spesa complessiva, riflettendo la sua attrattività internazionale.
Per l’ospitalità e il Mice, Shanghai presenta la domanda più elevata di camere alberghiere, seguita da Chicago, a conferma del peso degli incontri organizzati nelle due destinazioni. Il perimetro dello studio comprende trasferte gestite e non gestite attraverso programmi aziendali, includendo meeting e congressi, attività commerciali e incontri con i clienti, formazione, riunioni interne, viaggi incentive e attività operative.
A Milano, al 16^ posto della graduatoria e unica città italiana presente nella top 25, il business travel genera 5,6 miliardi di dollari di attività economica complessiva, con un effetto moltiplicatore di 1,47 dollari per ogni dollaro speso direttamente dai viaggiatori d’affari. Il contributo al Pil raggiunge 1,7 miliardi di dollari, dei quali 1,2 miliardi riconducibili direttamente alle imprese che servono i viaggiatori. Le ricadute si estendono al lavoro, con 26.765 posti sostenuti, tra occupazione dipendente e autonoma, a tempo pieno e parziale, e un miliardo di dollari di redditi da lavoro. Il gettito fiscale associato all’attività economica analizzata ammonta a 1,5 miliardi di dollari.
(Per maggiori informazioni: https://gbta.org/regions/europe/italy/)
