Il 75% degli italiani si dice pronto a privilegiare mete meno conosciute e il 74% a viaggiare in bassa stagione, secondo la terza edizione dell’Osservatorio Turismo & Sostenibilità di Human Company, realizzato con Ipsos Doxa e, per la prima volta, con Legambiente, che rilascia agli operatori, indicazioni utili a costruire proposte capaci di distribuire la domanda tra periodi e destinazioni.
L’analisi del social return on investment, inserita nell’Impact Report 2025 e coerente con il Piano di sostenibilità 2026-2030 riporta che lo Sroi è pari a 3,33 e il valore sociale generato ammonta a circa 219 milioni di euro. In altri termini, per ogni euro investito nelle attività analizzate vengono generati oltre tre euro di valore sociale, economico e culturale.
Il 72% dei viaggiatori ritiene di poter incidere sulla sostenibilità delle destinazioni e il 79% si dichiara disponibile a modificare le abitudini per ridurre l’impatto ambientale. Circa tre su dieci vivono, però, con preoccupazione le conseguenze delle proprie scelte, sperimentando una forma di eco-ansia. La disponibilità si concentra sui gesti più immediati, dal rispetto di flora e fauna alla corretta gestione dei rifiuti, entrambi al 37%. Scende all’8% per la partecipazione a iniziative di sensibilizzazione o ad attività di pulizia e volontariato durante il soggiorno.
Rimane, tuttavia, una distanza tra sensibilità dichiarata e comportamenti effettivi. Molti viaggiatori sono pronti a cambiare abitudini, scegliendo mete meno note o periodi di bassa stagione, ma la disponibilità si riduce quando sono richiesti costi maggiori o rinunce significative.
A orientare la scelta delle strutture sono soprattutto caratteristiche riconoscibili. L’impiego di energie rinnovabili raccoglie, in base alle valutazioni dei viaggiatori, il 44%, seguito dal risparmio idrico al 39% e dalla raccolta differenziata al 38%. Il sostegno all’economia del territorio e l’utilizzo di fornitori locali raggiungono il 26%. L’associazione tra natura e sostenibilità emerge anche nella percezione delle diverse formule ricettive. Gli agriturismi sono considerati sostenibili dal 90% degli italiani, i rifugi dall’86% e campeggi e village dall’83%. Gli hotel si fermano al 35% e i resort al 30%. Il 71% degli italiani dichiara di praticare turismo outdoor. Per il 79%, questa forma di vacanza favorisce esperienze capaci di connettere ospiti, comunità locali e territori.
Sul fronte della gestione dei flussi, gli intervistati privilegiano gli incentivi alla bassa stagione (35%), il potenziamento del trasporto pubblico (28%) e gli itinerari alternativi (27%). Più contenuto, invece, il consenso per le limitazioni agli affitti brevi (15%) e per tasse di soggiorno più elevate (12%).
(Per maggiori informazioni:https://humancompany.com/it; https://www.legambiente.it/;https://www.ipsos.com/it-it/ipsos-doxa-partner-creare-valore)
