Le tensioni in Medio Oriente stanno influenzando in modo significativo le scelte di viaggio degli italiani per l’estate 2026 secondo un’indagine commissionata da Facile.it a Emg, circa 6,7 milioni di italiani hanno già deciso di non andare in vacanza, mentre 7,3 milioni non hanno ancora scelto se partire o restare a casa.


Tra coloro che prevedono di viaggiare, oltre 15,5 milioni non hanno ancora effettuato prenotazioni e quasi 700mila persone stanno aspettando un miglioramento della situazione internazionale prima di confermare i propri piani.
L’indagine evidenzia come il conflitto stia incidendo direttamente sulle decisioni dei viaggiatori.
Sono circa 243mila gli italiani che hanno dichiarato di rinunciare alle ferie estive proprio a causa della crisi in Medio Oriente. Tra gli indecisi, inoltre, 138mila persone attendono l’evoluzione degli eventi prima di decidere se partire e verso quale destinazione. Ancora più rilevante il dato relativo a chi ha modificato i propri programmi: il 24% dei viaggiatori, pari a circa 6,5 milioni di italiani, ha cambiato meta.
Le principali motivazioni sono la paura di viaggiare in un contesto internazionale instabile (42%) e il timore di cancellazioni dei voli legate a possibili problemi di approvvigionamento del carburante (17%).
Tra le aree che hanno registrato il maggior numero di rinunce figurano l’Asia (13%), il Nord America (8,4%), l’America Latina e Caraibi (8,1%) e il Medio Oriente (6,5%).
Molti viaggiatori hanno preferito riposizionarsi su destinazioni considerate più vicine e sicure. Di conseguenza, il 65% degli italiani trascorrerà le vacanze nel nostro Paese, mentre il 21,7% sceglierà una destinazione europea. Tra le mete più richieste figurano Spagna (22,4%), Grecia (14,5%) e Francia (10,8%). I viaggi a lungo raggio risultano invece molto più contenuti: il 2,1% degli italiani andrà in Asia, l’1,9% in America Latina e l’1,4% in Medio Oriente.
Particolarmente significativo il dato relativo al Nord America. Solo l’1% degli italiani dichiara di avere in programma una vacanza negli Stati Uniti o in Canada, una quota nettamente inferiore rispetto al quasi 3% rilevato dall’Istat nel 2022 per le vacanze negli Stati Uniti.
Se il conflitto internazionale rappresenta certamente un elemento di cautela per i viaggiatori, il calo potrebbe essere influenzato anche dal contesto politico americano e dal cosiddetto “effetto Trump”, che secondo diversi osservatori starebbe incidendo sull’appeal della destinazione presso parte del mercato europeo.

(Per maggiori informazioni:www.facile.it;https://www.assirm.it/aziende_associate/emg/)