Con un impatto economico di 56,6 miliardi di euro, circa il 52% dell’indotto turistico complessivo, il turismo culturale in Italia si conferma, secondo il Mitur, un traino di flussi e di attivazione economica per i territori, con significative ricadute sulla filiera dei servizi locali.
La centralità del turismo culturale si riflette inoltre nei dati relativi all’attrattività. I Comuni a vocazione culturale catalizzano, infatti, oltre il 63% delle presenze complessive.
Stando alle ultime rilevazioni, il 57% dei viaggiatori stranieri sceglie il Belpaese spinto da interessi culturali, generando una spesa turistica annua che, nelle sole città d’arte, supera i 19 miliardi di euro, equivalente al 56% del dato totale.
Dal punto di vista della composizione della domanda, le visite nelle città d’arte risultano prevalentemente trainate dalle coppie (43% dei visitatori) e dalle famiglie (28%), seguiti da viaggiatori individuali (16%, in crescita del 3% rispetto all’anno precedente) e gruppi organizzati (12%).
I flussi continuano a concentrarsi sui principali poli culturali nazionali, quali Fontana di Trevi, Colosseo, Duomo di Milano, Musei Vaticani e Parco Archeologico di Pompei, si registra però anche una crescente valorizzazione sia di destinazioni meno note come Siena, Assisi, Caserta e Bari, sia di siti legati a specifiche narrazioni culturali, a conferma della centralità della componente esperienziale per l’attrattività turistica contemporanea.
Tra questi ultimi, risultati particolarmente positivi sono stati raggiunti dalla Casa di Giulietta, con un incremento delle recensioni del 19,1% e dal Museo Cappella Sansevero (+10,89%).
Tra gli obiettivi dichiarati da Mazzi c’è anche quello di “arrrivare in Italia un milione di turisti italo-discendenti a partire da dicembre 2028. Il ministro ha spiegato che il ministero degli Affari Esteri e il Mitur puntano sui turisti di origini italiane perché “sono circa 80 milioni nel mondo”.
Tra gli elementi che caratterizzano questo profilo di potenziali turisti il fatto che sono “alto spendenti”, ricercano i borghi in quanto sono spesso i luoghi di origine dei loro genitori e contribuiscono a destagionalizzare i flussi in quanto “restano in Italia molto più tempo rispetto a un turista medio. Si stima che un italo-discendente stia 10 giorni in Italia, rispetto a un turista medio che sta due giorni e mezzo.
(Per maggiori informazioni: https://www.ministeroturismo.gov.it/)
