La domanda turistica europea per la primavera-estate 2026 si conferma solida, ma con consumatori sempre più attenti a costi, sicurezza e rapporto qualità-prezzo. È quanto emerge dall’ultima rilevazione della European Travel Commission sul sentiment per i viaggi intraeuropei, secondo cui l’82% degli europei prevede di viaggiare tra aprile e settembre, il livello più alto registrato dal 2020 e in crescita di 10 punti percentuali rispetto allo scorso anno.

A trainare questa dinamica sono soprattutto i più giovani: le intenzioni di viaggio crescono infatti in modo marcato tra i 18-24enni (+21%) e tra i 25-34enni (+16%) confermando il ruolo centrale delle nuove generazioni nella ripresa della mobilità leisure in Europa.
Per il settore, però, il dato più interessante è che la domanda resta forte, ma cambia forma. I viaggiatori programmano infatti vacanze più corte, con i soggiorni da 4 a 6 notti che diventano la soluzione più diffusa (38%), mentre arretrano quelli più lunghi, tra 7 e 12 notti. Anche i budget si ridimensionano: cresce la quota di chi intende spendere fino a 1.000 euro per viaggio, mentre cala in modo significativo quella dei viaggiatori con disponibilità superiori ai 1.500 euro.
Si viaggia anche meno frequentemente: il 39% degli europei prevede un solo viaggio nei prossimi sei mesi, mentre diminuisce la quota di chi pensa di partire almeno due volte.
Nella scelta della meta pesano sempre di più sicurezza, stabilità climatica e convenienza economica. Le tensioni geopolitiche e l’aumento dei costi continuano infatti ad influenzare il comportamento dei consumatori, che concentrano la spesa soprattutto su alloggio, ristorazione e attività in destinazione, riducendo invece l’interesse in esperienze luxury.
Sul fronte geografico, domina nettamente il turismo intraeuropeo: il 90% di chi partirà, resterà in Europa. A beneficiarne soprattutto il Sud Europa e l’area mediterranea, che raccolgono quasi il 60% delle preferenze. La Spagna guida la classifica delle destinazioni più desiderate (14%), seguita da Italia (11%), Francia (8%), Grecia e Portogallo (entrambe al 6%).
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