Per gli analisti di Morgan Stanley le destinazioni europee potrebbero beneficiare indirettamente della crisi in Medio Oriente. Se il conflitto dovesse protrarsi i turisti del nostro continente potrebbero rinunciare alle mete mediorientali a favore di destinazioni intraeuropee, a corto raggio.
Si calcola che, se due terzi dei visitatori europei normalmente diretti in Medio Oriente cambiassero meta, la domanda alberghiera nel Vecchio Continente potrebbe crescere dell’1%, con effetti più marcati in destinazioni invernali come le Canarie.
Un’analisi che si basa su un precedente storico: la Primavera Araba del 2011 durante la quale le destinazioni costiere di Spagna, Grecia e Turchia videro un incremento del revPar oscillante tra l’8 e il 14%. Il clima di incertezza generale potrebbe, inoltre, favorire i viaggi organizzati, a beneficio dei tour operator.
Nel frattempo, però, è sempre più salato il conto che la regione del Golfo si stima possa pagare con il protrarsi della crisi. Secondo le previsioni di Morgan Stanley e Bank of America l’escalation militare potrebbe mettere a rischio tra i 34 e i 56 miliardi di spesa turistica nella regione, a causa soprattutto del peso che l’area ha per lo shopping d’alta gamma. Come riporta Milano Finanza il Medio Oriente rappresenta, infatti, tra il 5 e il 6% delle vendite globali di beni di lusso.
(Per maggiori informazioni: https://www.morganstanley.com/)
