Nelle proiezioni del Centro Studi la ripartenza dopo due anni di fermo, ma il lavoro rischia di frenare ancora settore alberghiero. Mancanza di personale: è emergenza! 

L’ultima congiuntura Flash elaborata dal Centro Studi Confindustria, che analizza l’andamento degli indicatori economici per il secondo trimestre 2022, a fronte di un quadro complesso per molta parte dell’industria italiana, registra un possibile rimbalzo dei servizi, spinto dall’attesa di un recupero più robusto del turismo, grazie al calo di contagi e restrizioni.

Lo scorso anno l’intero 1°semestre 2021 era sostanzialmente andato perso per il settore alberghiero.

Dopo oltre due anni di fermo, il settore ha recuperato finalmente vitalità, malgrado siano molti i mercati esteri ancora chiusi. Ma il problema legato alla mancanza di personale rischia di frenare la ripresa – dichiara Maria Carmela Colaiacovo, Presidente di Associazione Italiana Confindustria Alberghi.

Il ritorno all’operatività delle imprese, che speriamo sia definitivo, ha portato purtroppo in luce un problema che già da tempo consideriamo come un’urgenza, ovvero la scarsa reperibilità di forza lavoro da occupare nelle strutture alberghiere.

Molte figure professionali, alla luce delle incertezze generate dalla pandemia, hanno scelto di intraprendere percorsi lavorativi nuovi e diversi in altri ambiti capaci di garantire l’occupazione lì dove il turismo invece rimaneva in stallo.

Un problema che ha radici lontane, ma che la crisi Covid ha portato a livelli insostenibili.

Molte le cause: da quanti nei lunghi mesi della crisi hanno dovuto scegliere altri lavori, al rallentamento della formazione condizionata dalle norme di contrasto alla epidemia, all’effetto di bonus e indennità che hanno eroso l’attrattività del settore, fino al tema del cuneo fiscale che ancor più in questo ambito grava comunque come un convitato di pietra sui nostri contratti di lavoro – prosegue la Presidente Colaiacovo.

Secondo il rapporto Ocse “Taxing wages 2022” (riferito all'anno 2021) “Il cuneo fiscale in Italia è ancora molto al di sopra della media degli altri paesi Ocse: 46,5% contro il 34,6%. L'imposta su reddito e contributi previdenziali del datore di lavoro rappresentano insieme l'84% del cuneo fiscale totale contro il 77% di quello medio totale dell'Ocse”.

Il Ministro Giorgetti ieri ha riconosciuto che quanto suggerito da Confindustria sul taglio del cuneo fiscale è una strada perseguibile per dare più potere d'acquisto ai lavoratori.

Oggi ci troviamo in gravissima difficoltà in particolare nell’area food and beverage, dove la mancanza di personale mette a rischio l’operatività di alcuni servizi. C’è bisogno di interventi nell’immediato per poter garantire la ripartenza e un’azione di medio periodo che affronti i nodi del settore.

Sappiamo anche che il Ministro Garavaglia sta lavorando per individuare una serie di soluzioni compresa una riforma del Reddito di Cittadinanza per trovare stagionali e permettere al settore di ripartire con l’obiettivo di una crescita dal 13 al 20% del Pil. Il nostro obiettivo è poter tornare ad operare in una logica di equilibrio competitivo tanto più oggi prezioso per accelerare l’uscita dalla crisi che abbiamo vissuto – conclude la Presidente.