Dalla Conferenza nazionale di Genova l’appello a una visione integrata tra turismo, nautica, portualità ed economia del mare.
Genova, 5 ottobre 2026 – Fare del mare una vera piattaforma di crescita per l’economia italiana, superando la frammentazione e mettendo in rete turismo, nautica, portualità, mobilità e territori. È il messaggio emerso dalla Conferenza Nazionale sul Turismo Costiero e Marittimo, organizzata da Federturismo Confindustria, Confindustria Nautica e Assomarinas nell’ambito del Salone Nautico di Genova.
Un confronto che ha riunito i principali rappresentanti della filiera dell’Economia del Mare: Mario Zanetti, Presidente Delegato di Confindustria per l’Economia del Mare; Piero Formenti, Presidente di Confindustria Nautica; Massimo Caputi, Presidente di Federturismo Confindustria; Giovanni Acampora, Presidente di Assonautica Italiana; Roberto Perocchio, Presidente di Assomarinas, con le conclusioni del Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi.
Dalla Conferenza è emersa la necessità di superare una lettura settoriale del mare e riconoscerne il ruolo trasversale nella crescita del Paese. L’Economia del Mare vale 224,9 miliardi di euro, l’11,4% del PIL italiano, e coinvolge oltre 1,13 milioni di occupati diretti. Un settore ad alto effetto moltiplicatore: per ogni euro prodotto direttamente, se ne attivano altri 1,8 nel resto dell’economia.
«Il mare, per l’Italia, è industria, economia, lavoro, turismo, infrastruttura. È futuro. E soprattutto è filiera – ha sottolineato il Presidente di Federturismo Confindustria, Massimo Caputi –. La sfida non è soltanto portare più turisti sulle nostre coste, ma creare più valore e distribuirlo sui territori. Il mare deve diventare una porta d’accesso a un sistema turistico più ampio, capace di collegare porti e città, nautica e ospitalità, mobilità e cultura, sport ed enogastronomia, coste ed entroterra».
Per accompagnare questa trasformazione, è emersa l’esigenza di una politica industriale per il mare, fondata su investimenti, infrastrutture, semplificazione, innovazione e competenze, insieme a politiche turistiche orientate alla destagionalizzazione e alla diversificazione dell’offerta.
In questo scenario, la nautica si conferma uno dei comparti con maggiore capacità di generare valore lungo la filiera, con oltre 13 miliardi di euro di valore aggiunto e quasi 168 mila occupati.
“I dati che abbiamo presentato ieri al Salone Nautico Internazionale con la prima edizione dello studio Yachting Tourism and Economic Contribution, realizzato da Deloitte per Confindustria Nautica, ci permettono di misurare in modo organico l’impatto economico del turismo nautico in Italia: 5,7 miliardi di euro, di cui 2,1 miliardi generati dalla spesa turistica a terra. È la dimostrazione concreta che la nautica è un potente attivatore di altre filiere dell’economia italiana. Il mare è una delle grandi risorse per il futuro dell’Italia, ma perché possa esprimere pienamente questo potenziale dobbiamo renderlo sempre più accessibile, attraverso infrastrutture adeguate, semplificazione amministrativa e tutela dell’ambiente. Sono temi diversi che spesso si intersecano e possono trovare risposte comuni: penso, ad esempio, alla necessità di un piano nazionale per gli scivoli a mare e alla riqualificazione dei punti di ormeggio e degli approdi. Interventi che consentirebbero di sostenere la piccola nautica, rafforzare il turismo nautico e creare nuove connessioni tra mare e territori, generando valore diffuso per le economie locali”, ha dichiarato Piero Formenti, Presidente di Confindustria Nautica.
«La portualità turistica italiana si conferma solida – ha sottolineato il Presidente di Assomarinas, Roberto Perocchio –. Secondo l’indagine Assomarinas-Federturismo, la domanda di ormeggi stanziali cresce mediamente del 2,9%, mentre aumentano la presenza dei superyacht e il transito delle grandi unità internazionali, soprattutto legate al charter. Crescono anche rimessaggio, refitting, alaggio e varo, sostenuti dall’aumento della dimensione media delle imbarcazioni e dalla vivacità del mercato dell’usato. Per il 2027 prevediamo una stabilizzazione della domanda di ormeggi stanziali, ma una persistente vivacità dei transiti legati al charter e ai superyacht internazionali. Per consolidare questa crescita abbiamo però assolutamente bisogno dell’aggiornamento della legge speciale per i porti turistici (Dpr 509/97) e della classificazione catastale in E1 delle strutture per la nautica.”
La Conferenza ha quindi rilanciato la necessità di sviluppare una vera politica industriale del mare, capace di costruire interconnessioni tra le diverse filiere, di mettere a sistema competenze, investimenti e infrastrutture e fare in modo che il valore generato dalle attività marittime rimanga sui territori.
