Nell’ultimo triennio l’occupazione nel settore a Roma è aumentata del 5,5% di anno in anno, mentre nel triennio prima del Covid l’aumento era dell’1,9%.
Secondo l’analisi dell’EBTL, nel primo semestre del 2025 in Italia le aziende del turismo hanno effettuato 1.660.121 contrattualizzazioni (+0,2% vs 2024).
Le donne hanno dato evidenza di una riduzione con 4,5 mila lavoratrici (-0,8%) in meno rispetto al primo semestre del 2024, gli uomini d’altra parte, hanno subito un aumento di 6,7 mila lavoratori (+1,2%) rispetto al primo semestre del 2024
Nel periodo gennaio-giugno 2025 la domanda di lavoro nel turismo è’ cresciuta soprattutto per la classe di lavoratori compresa tra i 55 e i 74 anni per i quali si è’ registrato un aumento di soggetti coinvolti del 3,8% rispetto a gennaio-giugno 2024, con oltre 4,5 mila lavoratori in più.
Sempre di più sono i lavoratori di nazionalità straniera: tra il primo semestre 2024 e quello del 2025 sono aumentati del 3,7% mentre gli italiani sono diminuiti dello 0,8 %.
Su scala nazionale si evidenzia anche una contrazione nel numero di lavoratori con laurea: sono stati infatti 624 in meno i laureati coinvolti rispetto al primo semestre 2024, per una contrazione del 3,7%.
La domanda di lavoro si concentra principalmente nelle Attività nei servizi di alloggio e ristorazione, che nei primi sei mesi del 2025 ha rappresentato il 90,4% dell’intera domanda.
La ricerca mette in evidenza una netta predominanza dei contratti a termine: a livello nazionale il 68,6% delle attivazioni sono avvenute con contratti a tempo determinato. Emerge anche una minore stabilità del turismo rispetto all’intero mercato del lavoro, con un’ampia percentuale di contratti con durata giornaliera (il 27%).
Un altro studio ha analizzato come evolveranno lavoro e competenze nel settore turistico in Italia da qui al 2035, con una ricerca basata su un modello predittivo di intelligenza artificiale applicato a un campione simulato di 125 mila profili professionali.
Il 41% delle professioni del comparto è destinato a crescere mentre il 34% è in progressivo declino. A fare la differenza saranno soprattutto competenze digitali, relazionali ed organizzative, con il mercato che premierà profili capaci di integrare conoscenze tecniche, capacità relazionali, uso dei dati e attenzione alla sostenibilità. Non basteranno più percorsi rigidi e standardizzati ma occorreranno modelli formativi più flessibili, integrati e personalizzati, capaci di adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato anche grazie al supporto dell’intelligenza artificiale.
Il turismo del futuro richiederà figure trasversali capaci di muoversi tra accoglienza, tecnologie digitali, analisi dei dati, sostenibilità e progettazione dell’esperienza.
La trasformazione dunque, può essere governata, ma richiederà interventi mirati, tra cui percorsi di riqualificazione per i profili più esposti al cambiamento, azioni di aggiornamento per chi è già nel settore e strategie di reclutamento orientate alle nuove professionalità emergenti.
(Per maggiori informazioni: https://www.ebtl.it/)
