La meeting industry italiana gode di ottima salute. I dati sono quelli di Federcongressi&eventi che, nel corso dell’evento ‘Il valore della meeting industry: interpretare il futuro attraverso i dati OICE’, tenutosi a Roma, il 9 luglio scorso, segnala come il settore nel 2025 sia stato capace di generare un valore economico diretto di 13,2 miliardi di euro.


Lo scenario globale complesso dal punto di vista economico, politico e sociale non ha avuto
ripercussioni sul comparto che, dal 2022 al 2025, registra un tasso medio annuo di crescita composto del 6,4%.
Guardando al 2025 l’OICE, l’Osservatorio Italiano dei Congressi e degli Eventi promosso da
Federcongressi&eventi e realizzato da ASERI-Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionalidell’Università Cattolica, rileva che in Italia sono stati realizzati 365.789 eventi per un totale di 28.627.455 partecipanti e 43.275.254 presenze.
Sono dati salienti ma confortanti come ha avuto modo di evidenziare Gabriella Gentile, presidente di Federcongressi&Eventi: «C’è un soft power del settore che ha grande rilevanza perché, nel cercare sempre qualcosa di diverso e aggiungere valore esperienziale, si scoprono nuovi territori e nuove location. I congressi sono inoltre veicolo di diplomazia culturale e scientifica.
Oggi siamo di fronte anche all’attivazione di nuovi servizi per congressi ed eventi: un fattore di cambiamento non certo marginale. Occorre però investire per la riqualificazione di strutture congressuali costruite negli anni ’70 e ’80. Poi c’è il passaggio
della promozione, con il lavoro coordinato dei Convention Bureau nazionale e locali, un tema da sviluppare con un dialogo costante. E dobbiamo anche poter
contare su persone con competenza, conoscenza e motivazione adeguate.
Positivo il sentiment anche in Confindustria, come ha rilevato Leopoldo Destro, vice presidente Confindustria per trasporti, logistica e turismo: «Il settore congressuale è oggi solido e strategico perché mette a terra due delle “D” essenziali per il nostro comparto, ovvero destagionalizzazione e diversificazione dell’offerta turistica italiana ed è un punto di contaminazione importante per l’attrattività del nostro Paese tra gli stranieri. Bisogna ora investire sulla terza D, la dimensione, ovvero la necessità
di consolidare questo comparto: il sistema italiano nel turismo risulta purtroppo molto frammentato. Ci vuole ora un forte impegno per mettere a terra una pianificazione del governo e Confindustria è pronta a fare la sua parte.
Da parte sua il presidente di Federturismo Massimo Caputi ha sottolineato che il turismo è un’industria ed è importante ribadirlo perché la stagione inizia a gennaio e si conclude a fine dicembre, perché ci sono tanti turismi. Gli eventi e i congressi sono un asse portante e nei prossimi giorni il decreto attuativo sui Contratti di Filiera permetterà di pianificare contratti di sviluppo per il settore.
Nella breve disamina dell’Osservatorio Roberto Nelli ha illustrato l’andamento nel medio-lungo termine dell’intero comparto: «C’è una nuova fase di maturità, un nuovo equilibrio.
Ora sono cambiati gli eventi, sempre più esperienziali e immersivi, Ma anche la geometria, le dimensioni e le partecipazioni». Nel 2025 la meeting industry ha generato una spesa complessiva dei partecipanti pari a circa 9,3 miliardi di euro e con una spesa pro capite per ogni giorno di congresso di 312 euro, +3,7%. Quindi ciascun partecipante ha lasciato sul territorio un valore superiore al periodo pre-pandemia.
Secondo l’Osservatorio dei Congressi e degli Eventi-OICE nell’estrema eterogeneità della meeting industry vale la pena sottolineare che stanno crescendo soprattutto gli eventi internazionali (+13%) rispetto a quelli nazionali e locali. Così come gli eventi associativi (dal 21 al 24%) e quelli istituzionali (dal 12 al 14%), mentre diminuiscono gli eventi aziendali (dal 65 al 61%). Gli incentive rimangono stabili.
La durata media degli eventi congressuali diminuisce e anche il numero dei partecipanti in presenza tende a ridursi dal 79 al 78%. Ma questo dato non deve preoccupare, perché si fanno sempre più eventi ibridi, con partecipazione anche da remoto.
Nella mappatura geografica il Nord Italia, che concentra più della metà delle sedi (53,4%), ha ospitato oltre la metà degli eventi (59,1%) con un aumento rispetto al 2024 dell’1,8%. Il Centro ha registrato il 23,7% degli eventi, il Sud il 10,9% e le Isole il 6,3%.
Gli alberghi con sale meeting si confermano la tipologia di sede più utilizzata e, infatti, hanno concentrato il 76,6% degli eventi totali, il 50,8% dei partecipanti e il 51,1% delle presenze. I centri congressi e fieristico congressuali, decisivi per attrarre i grandi eventi e congressi internazionali, hanno ospitato il 2,3% degli eventi, l’11,6% dei partecipanti e il 15,4% delle presenze totali.
(Per maggiori informazioni: b.ongaro@federturismo.it)