Il nuovo studio di Federtrasporto e Confindustria Centro Studi supera i perimetri statistici tradizionali e mappa l'effetto diretto, indiretto e indotto del settore
Roma, 7 ottobre - C’è un’economia “invisibile” ma vitale che muove miliardi di euro e pesa sul PIL italiano: è il settore dei trasporti e della logistica, che muove merci e persone. Secondo canali ufficiali della statistica vale 86 miliardi, pari al 4,8% del Pil nazionale. Ma si tratta di una fotografia parziale, che rischia di sottostimare il suo vero peso strategico. Quello reale, infatti, è di 341 miliardi di euro di valore aggiunto attivato nell'intera economia, pari al 19,0% del PIL nazionale. Questa è la ricchezza che l'Italia perderebbe senza il sistema dei trasporti.
A fare chiarezza su questa realtà è lo studio "Rilevanza dei trasporti e della logistica in Italia" di Federtrasporto, in collaborazione con il centro studi di Confindustria, presentato oggi a Roma durante l’assemblea annuale.
Lo studio, per la prima volta, rappresenta la mobilità delle persone e delle merci come un unico sistema industriale integrato, misurandone non soltanto la dimensione diretta ma anche il valore attivato nell'intera economia, superando i limiti della statistica tradizionale.
In linea con la visione strategica della federazione di Confindustria — che riunisce gli operatori e i gestori delle infrastrutture, la mobilità delle persone, il trasporto merci e la logistica nelle modalità su gomma, ferro e aereo – la ricerca dimostra quindi la necessità di andare oltre la classica separazione tra le singole modalità di trasporto.
“È un unico sistema industriale a tutti gli effetti – dichiara Paolo Colombo, presidente della Federtrasporto. Questi sono numeri importanti che impongono un cambio di prospettiva: la mobilità delle persone e la mobilità delle merci non possono più essere considerate attività ancillari o un semplice costo da comprimere, ma una leva della politica industriale e della competitività del Paese. Questo vale per la mobilità delle persone come per la manifattura. È necessario, quindi - conclude Colombo – accompagnare le imprese nel passaggio dal franco fabbrica al franco destino. Rinunciare a gestire la catena logistica significa rinunciare a valore aggiunto, competenze e controllo sulla relazione con il cliente”.
Dalla misurazione ufficiale al valore abilitante
Per cogliere la reale portata del settore, lo studio adotta una struttura a tre livelli che supera i limiti della statistica ufficiale:
- Il perimetro statistico ufficiale (Settore H): registra unicamente i servizi di trasporto e logistica venduti sul mercato a terzi (catalogati, come ogni attività economica, tramite i codici Ateco, 49–53), pari a 86 miliardi di euro (4,8% del PIL).
- Il sistema industriale ampliato: integra la logistica in conto proprio gestita internamente dalle imprese, i carburanti, la manutenzione dei mezzi, il noleggio, le infrastrutture e l'organizzazione dei viaggi per la sola quota riconducibile al trasporto e alla logistica raggiungendo un valore diretto di 184 miliardi di euro (10,3% del PIL).
- L'impatto sull'economia (La filiera): applicando il metodo dell'estrazione ipotetica alle tavole input-output, valuta la dipendenza dell’intero Paese dal sistema, misurando la ricchezza che l'Italia perderebbe senza il sistema dei trasporti, pari appunto a 341 miliardi di euro (19,0% del PIL) tra effetti diretti, indiretti e indotti.

In questo contesto, si dimostra che la logistica, con 202 miliardi, pari al 59% dell’impatto complessivo, non può essere collocata quindi alla fine del processo produttivo: è la principale componente dell’impatto economico attivato dal sistema e deve essere riconosciuta come leva della politica industriale.
L' impatto della filiera integrata dei trasporti e della logistica sul mercato del lavoro
Altro dato rilevante: l’analisi ha calcolato l’impatto che la filiera ha sul mercato del lavoro e il risultato è che il volume occupazionale equivale al 19,5% dell'occupazione nazionale complessiva. Attiva complessivamente 4,67 milioni di occupati FTE (4.672 mila unità di lavoro equivalenti a tempo pieno), calcolati sommando gli effetti diretti, indiretti e indotti. Ciò significa che quasi un posto di lavoro a tempo pieno su cinque in Italia è sostenuto o attivato dal funzionamento della filiera della mobilità e della logistica.
Programmazione pluriennale e certezze per il futuro
Federtrasporto, considerato il vasto impatto economico e occupazionale tracciato dalla ricerca, richiede che trasporti, logistica e infrastrutture entrino stabilmente al centro della programmazione industriale del Paese. Garantire alle imprese del settore regole stabili e prevedibili, insieme a un piano di investimenti infrastrutturali pluriennali e a una governance integrata, rappresenta la condizione fondamentale per proteggere la continuità delle catene di approvvigionamento, sostenere l'export del Made in Italy e assicurare la crescita dell'intera ricchezza nazionale.
