Il lungo volo della ripresa post-Covid si è interrotto, per la prima volta dall’aprile 2021, quando il settore aveva iniziato la sua risalita dopo i lockdown, il traffico aereo europeo e globale ha registrato una flessione.
Secondo i dati diffusi da Aci Europe e Iata, il mese di aprile 2026 ha segnato un brusco “punto di flesso”, con un calo dei passeggeri dello 0,7% in Europa e una contrazione ancora più marcata a livello globale (-1,1%).
A frenare la voglia di viaggiare è stato un mix di fattori, primo fra tutti l’escalation del conflitto in Medio Oriente. Secondo la Iata, la domanda internazionale di passeggeri è scesa dell’1,5%, con i vettori mediorientali che hanno subito il colpo più duro (-12,2%). Anche il cargo ha sofferto, registrando un calo del 5,3%.
In Europa, la situazione appare frammentata. Mentre il mercato “EU+” (Unione europea, Uk, Svizzera e Norvegia) ha tenuto con un timido +0,6%, l’area extra-Ue è crollata del -7,6%. All’interno del blocco comunitario, spiccano le ottime performance di Spagna (+3,7%) e Italia (+2,2%), che continuano a trainare il turismo mediterraneo. Al contrario, la Germania ha subito una vera e propria picchiata (-8,5%), complici i ripetuti scioperi che hanno paralizzato il mercato nazionale, insieme a Regno Unito (-2,1%) e Francia (-0,9%). Tra i grandi hub, Francoforte e Monaco hanno registrato perdite a doppia cifra, mentre Roma-Fiumicino e Parigi-CDG sono rimaste sostanzialmente stabili.
Oltre ai venti di guerra, a preoccupare i vertici del settore sono gli ostacoli burocratici. La preoccupazione più immediata riguarda i gravi disagi imposti ai passeggeri dal sistema di ingresso/uscita Schengen. Se non verrà concessa maggiore flessibilità alle autorità, i ritardi diventeranno insostenibili nelle prossime settimane.
Se i grandi aeroporti hanno sofferto la riduzione della connettività a lungo raggio (-3,5%), i piccoli scali regionali hanno chiuso aprile con un robusto +5,5%. Questo dato è alimentato dalla resilienza dei vettori low cost, che non hanno ridotto la capacità sui voli intra-europei, e da una tendenza dei viaggiatori a preferire rotte a breve raggio rispetto alle mete internazionali più rischiose o costose. Tuttavia, il quadro generale rimane cauto. Con il traffico merci in calo (-5,3% in Europa) e i movimenti aerei in leggera flessione (-0,8%), l’industria del volo entra nell’estate 2026 con più incertezze che speranze, consapevole che la crescita infinita non è più scontata.
(Per maggiori informazioni:https://www.iata.org/; https://www.aci-europe.org/)
