Secondo l'ultimo rapporto di Eurostat il numero di pernottamenti nelle strutture ricettive turistiche nel 2023 è di 2,92 miliardi, vale a dire l'1,6% in più rispetto all'epoca pre-Covid (2,87 miliardi).

Si tratta di un anno record per il settore ricettivo del vecchio continente. In tutto si segnalano 171 milioni di pernottamenti in più rispetto al 2022 (con un aumento del 6,3%), trainati principalmente dai turisti stranieri (146 milioni di pernottamenti) e in misura residua dagli ospiti nazionali (25 milioni di notti). La crescita annuale è stata realizzata principalmente nella prima metà dell'anno, con un boom nel primo trimestre (26,5%) e un successivo rallentamento. Nel dettaglio emerge che nel terzo trimestre del 2023 la crescita è stata minima, appena dello 0,7%, con 1,2 miliardi di pernottamenti. Dei ventisei membri dell'Ue per cui sono disponibili i dati, diciassette hanno avuto un trend positivo mentre nove hanno subito un calo rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Gli aumenti più elevati sono stati registrati a Malta (11,1%), Cipro (10,2%), Slovacchia (9,6%) e Lettonia (8,6%). In termini assoluti, i maggiori contributi all'aumento dei pernottamenti sono arrivati dalla Grecia (4,3 milioni) e dalla Spagna (3,2 milioni). Il calo maggiore, sempre in termini assoluti, si è registrato in Italia (con 4,6 milioni di pernottamenti in meno, pari al 2,3%). Da segnalare fuori dalla Ue il boom dell'Albania con il 77,9% di presenze in più rispetto all'estate del 2019 e della Serbia (25,4%). Nel trimestre estivo il numero di pernottamenti più elevato è stato agosto (481 milioni), seguito da luglio (438 milioni). Rispetto a dieci anni fa le presenze sono cresciute del 25% (nel 2013 i pernottamenti erano 2,3 miliardi). Se si prende in considerazione l'intero 2023 quasi tutti i membri dell'Unione Europea hanno registrato un
aumento delle presenze rispetto all'anno precedente, ad eccezione del Lussemburgo che ha avuto un leggero calo (0,1%). A Malta e Cipro la crescita ha superato il 20%, in altri otto membri dell'Ue ha superato il 10% (Slovacchia, Lettonia, Bulgaria, Austria, Repubblica Ceca, Portogallo, Romania e Grecia). In termini assoluti, l'aumento maggiore dei pernottamenti è stato in
Germania e in Spagna con oltre 32 milioni di pernottamenti aggiuntivi a testa. In tredici stati membri dell'Unione europea il settore ricettivo non si è ancora completamente ripreso dalla
pandemia. Tra questi c'è anche l'Italia il cui bilancio è positivo se si guarda al 2022 - con un aumento del 4,6% delle presenze che hanno sfiorato quota 430 milioni, più delle metà
internazionali (222 milioni di pernottamenti) - ma ancora sotto al livello del 2019 con un calo dell'1,3%. Fuori dal coro Milano con presenze record segnalate dalla Questura: 8,5 milioni in un anno, un milione in più rispetto al 2019. Dopo tre anni con una quota significativamente più bassa di turisti internazionali, rispettivamente il 29%, il 32% e il 44% di tutti i
pernottamenti del 2020, 2021 e 2022, gli stranieri l'anno scorso hanno rappresentato il 46% delle notti. Percentuale appena al di sotto del contributo pre-pandemia dei turisti
internazionali (47%). Per quanto riguarda l'alloggio, gli alberghi e gli alloggi simili sono stati il segmento dominante con 1,8 miliardi di pernottamenti (63% del totale), seguiti da vacanze e altri alloggi per soggiorni di breve durata (24%). I campeggi rappresentano il 13% del totale.
L'Eurostat precisa a questo proposito che un numero significativo di Paesi limita la raccolta dei dati alle strutture che dispongono di almeno dieci posti letto, un particolare che può portare a una sottocopertura del segmento degli alloggi per vacanze e di altri soggiorni di breve durata.
In Italia la crescita degli affitti brevi (nel terzo trimestre 2023 rispetto allo stesso periodo del 2019) è del 20%, mentre per le strutture alberghiere si registra un calo del 4,7% e per i campeggi del 29%.
(Per maggiori informazioni: https://ec.europa.eu/eurostat)